Sinossi
Produzione italiana indipendente ispirata alla setta dei Nizariti e al franchise videoludico Assassin's Creed, segue le vicende dello studente Nick Holland, discendente della setta incaricato di proteggere il destino del mondo.
L’archivio definitivo di Sono Cose Serie, dal 2010 a oggi.
Produzione italiana indipendente ispirata alla setta dei Nizariti e al franchise videoludico Assassin's Creed, segue le vicende dello studente Nick Holland, discendente della setta incaricato di proteggere il destino del mondo.
Ci siamo approcciati a questa produzione salernitana con la curiosità che riserviamo alle serie evento, ma purtroppo il risultato è quanto di più lontano si possa immaginare da un prodotto godibile. Il comparto tecnico è disastroso: la color correction è incoerente, rendendo impossibile distinguere tra effetti digitali voluti e palese incapacità tecnica, mentre il montaggio ignora totalmente qualsiasi regola di continuità, con stacchi brutali che rendono la visione disorientante e fisicamente fastidiosa, specialmente per l'uso stroboscopico delle luci. Il comparto recitativo è altrettanto deficitario, con una dizione inesistente e scene di parkour goffamente eseguite. Per quanto riguarda la sceneggiatura, ci troviamo di fronte a un vuoto pneumatico: la trama sembra un collage maldestro di citazioni tratte da prodotti di serie B. Chi non conosce Assassin's Creed non capirà nulla del contesto, mentre chi lo conosce si chiederà costantemente il perché di ogni scelta narrativa, dalla violenza gratuita ai riferimenti criptici e senza senso. È una serie che lascia interdetti per la sua fattura scolastica e miserabile, tanto che ci chiediamo come sia stato possibile per essa approdare su un catalogo come Amazon Prime Video. In definitiva, rappresenta uno dei punti più bassi mai toccati dalla serialità che abbiamo avuto il dispiacere di analizzare.
Binge watching immediato, possibilmente accompagnato da un blocco appunti per segnare tutti gli errori e le assurdità presenti.
FRIZZANTE - La trama scorre veloce non per meriti narrativi, ma perché è talmente priva di senso e mal costruita che si finisce per consumarla rapidamente tra l'incredulità e l'ilarità.