Sinossi
Un gruppo di adolescenti disadattati nella Londra vittoriana risolve crimini soprannaturali per conto del dottor Watson, mentre Sherlock Holmes si prende il merito del loro lavoro.
L’archivio definitivo di Sono Cose Serie, dal 2010 a oggi.
Un gruppo di adolescenti disadattati nella Londra vittoriana risolve crimini soprannaturali per conto del dottor Watson, mentre Sherlock Holmes si prende il merito del loro lavoro.
Dal punto di vista tecnico, ci troviamo di fronte a una produzione molto televisiva; pur senza effetti visivi eccezionali, non tenta il passo più lungo della gamba rispetto al budget a disposizione. Purtroppo, la scrittura è il vero punto debole: i conflitti dei personaggi vengono accantonati non appena l'azione prende il sopravvento, lasciando la sensazione che la trama sia estremamente telefonata. Già alla seconda puntata, chi ha un minimo di esperienza con la serialità intuisce tutto, portandoci a chiederci se fosse davvero necessario scomodare l'universo di Sherlock Holmes per questo genere di racconto. Anche l'attualizzazione della Londra di fine '800 non ci ha convinto: il linguaggio e le dinamiche sociali appaiono del tutto anacronistici, con protagonisti che sembrano in pausa tra una sessione di DAD e l'altra. L'utilizzo arbitrario e, a tratti, sconsiderato dei personaggi di Conan Doyle ci lascia perplessi, condividendo le preoccupazioni sul rischio che il pubblico più giovane possa approcciarsi al mito originale con aspettative distorte. In definitiva, la serie soffre di una mancanza di equilibrio tra la trama orizzontale e quella antologica; avremmo preferito una struttura diversa, magari più snella, poiché otto episodi si rivelano troppi per la qualità narrativa offerta, lasciandoci con l'amaro in bocca per un potenziale non sfruttato.
Guardate la prima, la quinta e le ultime due puntate. Se volete completarla, meglio una puntata al giorno come se fossero racconti separati.
DISCONTINUA - La narrazione fatica a mantenere un equilibrio tra la trama orizzontale e quella verticale, soffrendo di una scrittura che allunga il brodo su otto episodi senza la necessaria profondità.