Sinossi
Lo storico parroco-detective Don Matteo lascia la parrocchia di Gubbio e al suo posto arriva Don Massimo, un sacerdote alle prime armi che deve guadagnarsi la fiducia della comunità.
L’archivio definitivo di Sono Cose Serie, dal 2010 a oggi.
Lo storico parroco-detective Don Matteo lascia la parrocchia di Gubbio e al suo posto arriva Don Massimo, un sacerdote alle prime armi che deve guadagnarsi la fiducia della comunità.
L'operazione tentata con questa tredicesima stagione di Don Matteo è a dir poco temeraria: sostituire un'icona come Terence Hill. Pur riconoscendo che, da un punto di vista puramente tecnico e artistico, la serie presenti difetti strutturali e recitativi che sfiorano l'imbarazzo — quasi parodistici in stile Boris — non possiamo che ammirare la costruzione dell'arco narrativo di Don Massimo, interpretato da Raoul Bova. Abbiamo assistito a una trasformazione graduale, quasi 'alla rana bollita', in cui il nuovo prete, inizialmente imperfetto e distante dal modello originale, finisce per allinearsi perfettamente alla figura salvifica e rassicurante del suo predecessore, arrivando persino a cambiare il proprio nome in Don Matteo. È una scelta di scrittura che, per quanto discutibile nel merito, risulta ineccepibile nell'universo narrativo di questa fiction. Sebbene la noia sia un fattore presente, il piacere di vedere come questa sostituzione impossibile sia stata portata a termine giustifica, a nostro avviso, la visione completa.
Preparatevi alla noia con molta pazienza, ma osservare la trasformazione di Bova è un esperimento meta-televisivo che va vissuto fino in fondo.
IMPROBABILE - La trama segue una trasformazione forzata del protagonista che, pur sfidando ogni logica narrativa, compie un cerchio perfetto nell'ottica di conservazione dell'identità iconica del prodotto.