Sinossi
La docente di psicologia Şahsu si trasferisce da Istanbul ad Adana per affrontare il nonno che ha abbandonato la madre. Lì scopre l'esistenza di una comunità che venera la creatura mitologica Şahmaran, restando coinvolta in un destino ineluttabile.
Riepilogo Recensione
Ci siamo trovati di fronte a un prodotto che definiamo desolante, un vero e proprio vuoto narrativo. La storia si trascina per otto ore con una sola linea narrativa, priva di sottotrame o conflitti reali, basata esclusivamente su uno sguardo vacuo tra i protagonisti che sembrano recitare per inerzia. La sceneggiatura è scolastica e priva di evoluzioni, regalandoci un'esperienza che sembra un remix mal riuscito tra Hancock e Twilight. Dal punto di vista tecnico, la serie soffre di una messa in scena che ricorda la peggior fiction televisiva anni '90, con una fotografia e una regia che non rendono giustizia alla ricca mitologia turca di partenza, finendo per semplificarla o svilirla completamente. Non abbiamo riscontrato alcun tipo di profondità, né nei personaggi né negli eventi, rendendo la visione un'agonia silenziosa e prolungata. Il nostro verdetto è estremamente negativo: la serie si colloca nel limbo della bruttezza senza carattere, priva persino del fascino del 'trash' puro. Non possiamo che sconsigliarne la visione, se non tramite l'uso di tecniche di resistenza estrema, poiché il tempo dedicato a questa opera ci è sembrato totalmente sprecato in una narrazione che prometteva un mistero mitologico e ha consegnato solo noia.
Consigli per la fruizione
Consultare l'Angolo Maledetto per le tecniche di sopravvivenza estrema necessarie per arrivare alla fine della visione.
Densità Narrativa
VUOTA - La storia conta una sola, esile linea narrativa con pochissimi eventi in otto ore, priva di conflitti, evoluzioni o risoluzioni, risultando in una vacuità totale che annulla ogni interesse.