Sinossi
Il terapeuta Alan Strauss viene rapito da un suo paziente, un serial killer che vuole smettere di uccidere. Inizia così una prigionia fatta di sedute terapeutiche forzate e un profondo scavo psicologico.
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Il terapeuta Alan Strauss viene rapito da un suo paziente, un serial killer che vuole smettere di uccidere. Inizia così una prigionia fatta di sedute terapeutiche forzate e un profondo scavo psicologico.
Siamo di fronte a una serie straordinaria, dominata dall'interpretazione di Steve Carell. Vedere l'attore in un ruolo drammatico così misurato, fatto di silenzi e sfumature lontane dai suoi personaggi iconici, ci ha convinti pienamente. La forza della serie risiede nel giocare magistralmente con la tensione psicologica all'interno di una situazione claustrofobica: quella di due uomini chiusi in una stanza. Tuttavia, la serie riesce a evadere da questo spazio grazie a viaggi mentali e incursioni nella vita dei personaggi, che trasformano il thriller in un racconto profondamente umano sulle relazioni, il lutto e il senso di colpa. Nonostante la cupezza del tema, abbiamo trovato la narrazione molto profonda e, a tratti, dolorosa. La sceneggiatura è solida e supportata da ottimi comprimari come Domhnall Gleeson. Riteniamo che sia una delle migliori prove attoriali di Carell, capace di conferire una caratura notevole all'intero progetto. È una serie ben costruita, con una componente filosofica che non risulta mai forzata ma si integra naturalmente nel percorso dei protagonisti, rendendo la visione coinvolgente ed emotivamente densa dall'inizio alla fine.
Consigliamo blocchi da 3 o 4 episodi per sessione per non sovraccaricare la propria sanità mentale.
INTENSA - La serie gioca con la claustrofobia della situazione teatrale, scavando profondamente nelle ferite emotive dei personaggi attraverso dialoghi serrati e un'indagine psicologica implacabile.