Sinossi
Serie 'gialla' ispirata alla figura storica di Lidia Poët, la prima donna avvocato in Italia, che lotta per la propria professione a Torino alla fine dell'Ottocento.
L’archivio definitivo di Sono Cose Serie, dal 2010 a oggi.
Serie 'gialla' ispirata alla figura storica di Lidia Poët, la prima donna avvocato in Italia, che lotta per la propria professione a Torino alla fine dell'Ottocento.
La nostra opinione su La legge di Lidia Poët è decisamente negativa. Abbiamo riscontrato una sciatteria produttiva sorprendente, considerando i nomi coinvolti. La messa in scena risulta posticcia, con una fotografia da fiction televisiva che sacrifica la profondità per un effetto esteticamente povero. La recitazione appare rigida, e persino Matilde De Angelis, che amiamo molto, risulta sottotono. Abbiamo riscontrato gravi problemi nell'audio in presa diretta, con dialoghi spesso inudibili o incomprensibili. La narrazione è un concentrato di luoghi comuni e forzature: la protagonista, invece di essere una figura storica credibile, è una 'Mary Sue' che risolve casi con la banalità di un bingo in casa di riposo, mentre il linguaggio scurrile utilizzato risulta completamente fuori contesto e gratuito. Critichiamo duramente la scelta, definita 'internazionale', di modificare l'accento del cognome e celare le origini valdesi della donna, una mossa che percepiamo come un'espressione di puro provincialismo. Infine, l'uso di brani contemporanei alla Peaky Blinders aggiunge solo un velo di modernismo agghiacciante. Per noi è un prodotto da evitare, che finisce dritto nel girone dei somari della serialità italiana.
Consigliamo vivamente di recuperare la serie spagnola 'Un affare privato' su Prime Video, che tratta tematiche simili con una qualità decisamente superiore.
PIATTA - La sceneggiatura è gravata da troppi luoghi comuni e da un procedurale che non riesce mai a creare reale tensione, risultando ripetitivo e privo di mordente narrativo.