Sinossi
Toby Fleishman, un quarantenne neodivorziato, naviga tra app di incontri e una carriera medica in ascesa, fino a quando la scomparsa della sua ex moglie Rachel lo costringe a fare i conti con le verità del suo fallito matrimonio.
L’archivio definitivo di Sono Cose Serie, dal 2010 a oggi.
Toby Fleishman, un quarantenne neodivorziato, naviga tra app di incontri e una carriera medica in ascesa, fino a quando la scomparsa della sua ex moglie Rachel lo costringe a fare i conti con le verità del suo fallito matrimonio.
Questa miniserie ci ha lasciato sensazioni contrastanti. È un'opera tecnicamente raffinata, con una regia ricercata che però, a nostro avviso, finisce spesso per compiacersi in arzigogoli stilistici fini a se stessi, distaccandosi troppo dal nucleo emotivo del racconto. Jesse Eisenberg oscilla tra il gigioneggiare e il sospeso, mentre Claire Danes offre una performance magistrale, specialmente nel settimo episodio; peccato però che la serie richieda troppa pazienza prima di arrivare a questo apice di verità. Il titolo richiama volutamente l'opera di Woody Allen, ma ne manca la dirompente e cinica capacità di affondare nelle idiosincrasie della borghesia newyorkese. La voce narrante e l'intera costruzione ci sono apparse eccessivamente 'scritte' e autoconsapevoli, creando una barriera tra noi e i personaggi, che spesso abbiamo trovato insopportabili anziché empatici. Nonostante alcune riflessioni interessanti e momenti di reale destabilizzazione, la serie cerca paradossalmente di rassicurare lo spettatore nel finale, indebolendo il cinismo precedentemente costruito. In definitiva, percepiamo costantemente gli autori seduti accanto a noi che cercano di compiacersi della propria intelligenza, impedendo all'opera di diventare il capolavoro graffiante che avrebbe voluto essere.
Un episodio ogni due giorni per permettere la decantazione, evitando assolutamente il binge-watching.
CEREBRALE - La narrazione è eccessivamente costruita e autoconsapevole, focalizzata più sulla ricerca formale e intellettuale che sull'impatto emotivo diretto nei confronti dello spettatore.