Sinossi
Ambientata 26 anni dopo il film originale, la serie segue le vicende della storica banda di Sheffield che cerca di sopravvivere in una città in degrado, affrontando le sfide della modernità e i drammi familiari.
L’archivio definitivo di Sono Cose Serie, dal 2010 a oggi.
Ambientata 26 anni dopo il film originale, la serie segue le vicende della storica banda di Sheffield che cerca di sopravvivere in una città in degrado, affrontando le sfide della modernità e i drammi familiari.
In questa miniserie ritroviamo con piacere l'intero cast originale del film cult del 1997, invecchiato insieme ai propri personaggi in una Sheffield che riflette oggi uno stato di degrado sociale palpabile. Dal punto di vista contenutistico, abbiamo apprezzato moltissimo la coralità ritrovata e l'approfondimento dei singoli membri del gruppo, le cui evoluzioni personali restano il cuore pulsante e coinvolgente dell'opera. Tuttavia, dobbiamo ammettere che il risultato finale appare piuttosto disequilibrato. Abbiamo percepito una netta scollatura tra le componenti comiche, spesso tendenti al surreale, e i momenti drammatici, che risultano molto più intensi e quasi 'distanti' nel tono. La struttura narrativa soffre di un'altalena evidente: alcune sottotrame sembrano quasi dimenticate o inserite per necessità piuttosto che per organicità narrativa. Sebbene la qualità degli interpreti e l'affetto che proviamo per questi personaggi ci abbiano permesso di godere della visione, riteniamo che il potenziale fosse decisamente superiore. La regia e la scrittura, pur mantenendo un approccio dignitoso simile al cinema di Ken Loach, non riescono a far amalgamare perfettamente i due binari di commedia e critica sociale, lasciandoci con l'amaro in bocca per ciò che avrebbe potuto essere con una cura maggiore nel montaggio e nella coesione tra gli episodi.
Consigliamo la visione a blocchi di 2 o 3 episodi per volta, per bilanciare meglio l'alternanza tra i toni drammatici e quelli più leggeri.
FRIZZANTE - La trama scorre veloce grazie a una coralità ben gestita, ma soffre di un disequilibrio di tono tra commedia e dramma che ne frammenta l'impatto narrativo complessivo.