Sinossi
Edward Horniman eredita inaspettatamente il titolo nobiliare del padre e la relativa tenuta, solo per scoprire che la proprietà è al centro di un impero criminale legato alla coltivazione di marijuana.
L’archivio definitivo di Sono Cose Serie, dal 2010 a oggi.
Edward Horniman eredita inaspettatamente il titolo nobiliare del padre e la relativa tenuta, solo per scoprire che la proprietà è al centro di un impero criminale legato alla coltivazione di marijuana.
Ci siamo goduti questa serie come un ritorno alle origini per Guy Ritchie, che qui firma una regia sontuosa capace di infondere il suo stile inconfondibile anche quando non è dietro la macchina da presa per ogni episodio. Il montaggio, le riprese sbilenche e l'ironia tagliente creano un'atmosfera vibrante e incredibilmente godibile. La scrittura è magistrale, con dialoghi che sono veri e propri pezzi di bravura. Abbiamo apprezzato particolarmente la gestione dei personaggi, come il duca di Theo James e la carismatica Susie Glass di Kaya Scodelario, circondati da un cast di contorno monumentale. La trama riesce a far convivere una natura stand-alone con un'evoluzione orizzontale che chiude i nodi in modo soddisfacente. Il nostro unico appunto riguarda il finale: pur essendo una serie di classe, abbiamo avvertito una leggera sensazione di scarico nelle battute conclusive, come se le aspettative per un epilogo esplosivo fossero talmente alte da non poter essere del tutto colmate. Resta comunque uno dei prodotti più interessanti della stagione Netflix.
Consigliamo di non abusare del binge watching: uno o due episodi al giorno, intervallati da 24 ore di pausa, sono la posologia perfetta per gustarne ogni dettaglio.
INTENSA - La serie è densa di riferimenti alla poetica di Ritchie, con un intreccio che si sviluppa tra umorismo, crimine e una costruzione dei dialoghi estremamente raffinata e stratificata.