Sinossi
La strega Agatha Harkness, privata dei suoi poteri, deve attraversare la leggendaria Strada delle Streghe insieme a un misterioso adolescente e una nuova congrega per ritrovare la sua magia.
L’archivio definitivo di Sono Cose Serie, dal 2010 a oggi.
La strega Agatha Harkness, privata dei suoi poteri, deve attraversare la leggendaria Strada delle Streghe insieme a un misterioso adolescente e una nuova congrega per ritrovare la sua magia.
Ci siamo ritrovati di fronte a un prodotto che ci ha lasciati profondamente perplessi, sospesi tra un senso di noia e una discontinuità narrativa cronica. La serie, spin-off di WandaVision, soffre di un'identità confusa: non capiamo davvero a chi voglia rivolgersi, oscillando tra toni per adolescenti, umorismo da sit-com datata e drammi familiari che risultano estranei al contesto. Kathryn Hahn è un'attrice di talento, ma qui ci sembra sprecata in un ruolo che, nonostante i tentativi di risultare carismatico, finisce per annoiare. Abbiamo trovato le scelte di produzione, dalla messa in scena un po' televisiva e 'piatta', fino alla bizzarra decisione di doppiare in italiano le canzoni (con un risultato che ci ha causato non poco disagio), elementi che hanno minato la nostra immersione. La serie cerca di allinearsi con il futuro del Marvel Cinematic Universe, preparando il terreno per i Young Avengers, ma lo fa con una lentezza e una sciatteria nel racconto che ci hanno fatto percepire l'intera opera come un esercizio inutile. Nonostante una buona idea di base che riemerge a sprazzi verso la fine, il peso della noia e la mancanza di una reale profondità emotiva rendono l'esperienza una vera fatica. Per noi, si tratta di uno spreco di risorse produttive di alto livello su una sceneggiatura che non è riuscita ad amalgamare i propri ingredienti.
Sconsigliamo il binge watching; provate ad approcciarvi alla serie a blocchi di due episodi, sebbene la struttura delle 9 puntate renda difficile trovare una posologia ottimale.
DISCONTINUA - La narrazione è frammentata e priva di un equilibrio costante tra i generi, alternando momenti di fatica e noia a improvvisi tentativi di riallineamento che non convincono mai appieno.