Sinossi
Berlino, l'iconico personaggio de La casa di carta, viene raccontato in questo prequel ambientato nei suoi anni d'oro prima della malattia. Nelle due stagioni dello spin-off, lo seguiamo mentre organizza colpi straordinari: prima a Parigi, per rubare gioielli dal valore di 44 milioni di euro, e successivamente a Siviglia, dove pianifica il furto del celebre dipinto 'La dama con l'ermellino' di Leonardo da Vinci. Tra l'azione del furto e intrecci amorosi continui, la banda si muove in un gioco di passioni, imprevisti e tensioni.
Riepilogo Recensione
Esprimiamo un giudizio fortemente negativo su Berlino, uno spin-off che riteniamo del tutto non necessario e incapace di reggere il peso di un intero show. A livello tecnico, la serie si attesta su una sufficienza risicata, penalizzata da una fotografia piatta e da sequenze d'azione mal girate. Il difetto principale risiede nella messa in scena e nella logica interna, che crollano continuamente sotto il peso di incongruenze grossolane e ridicole, come la scena delle tute asettiche che si sporcano subito dopo, l'inquadratura riciclata della vite o la stanza segreta che funziona come un assurdo teletrasporto. Dal punto di vista narrativo, riscontriamo due enormi problemi. Il primo è l'esasperato accento sulle dinamiche sentimentali, dove i personaggi sembrano mossi unicamente da impulsi fisici banali, affrontando dialoghi degni di un bacio Perugina scritti con eccessiva pretenziosità. Il secondo è la struttura stessa dei colpi: la trama accumula complicazioni inutili spacciate per genialità, risolvendo le situazioni di pericolo con un fastidioso 'plot armor' e 'deus ex machina' ripetitivi, dove i personaggi fingono persino di non conoscere il proprio piano solo per ingannare gli spettatori. Anche il finale della seconda stagione si rivela privo di senso, con minacce mortali che svaniscono nel nulla non appena si raggiungono i soldi. Riteniamo che lo show esista solo come cinico tentativo di Netflix di spremere il franchise de La casa di carta, fallendo miseramente su ogni fronte.
Consigli per la fruizione
Come l'ho vista io: ovvero in twisted binge-watching. Parto con la seconda stagione, la dama con l'ermellino, primi dieci minuti. A un certo punto non so cosa succede e mi ritrovo a guardare la prima stagione senza accorgermene, perché l'inizio della seconda stagione nei primi 10-15 minuti si preoccupa di riassumere la stagione precedente e di agganciare gli eventi a quelli nuovi. Quindi io guardo la prima convinto che sia un flashback. Solo che questo flashback comincia a durare un botto, tipo cinque puntate, e allora mi convinco che l'inizio fosse un McGuffin alla Hitchcock. Finita tutta la prima stagione con la curiosità di capire quando sarebbe entrata sta cazzo di donna con l’ermellino, mi parte il trailer dell'altra, e capisco. Grazie all’interfaccia sopraffina di Netflix, che ti piazza davanti la stagione nuova e poi ti risucchia nella vecchia, e al fatto che è tutto monotonamente identico, scopro un modo nuovo di fruire una serie: il twisted binge-watching appunto, in cui mischiate due stagioni tra di loro migliorando la qualità dell’esperienza. Infatti la promessa del colpo presente all’inizio della seconda stagione rende meno punitiva la visione della prima. La promessa non verrà mantenuta. Ma lì per lì tu non lo sai e questo ti fa da traino.
Densità Narrativa
LEGGERO - Poca sostanza dispiegata in tempi distesi. La serie fa compagnia senza chiedere troppa attenzione, ed ha un ritmo irregolare che oscilla senza una direzione netta.