Sinossi
La giornalista Camille Preaker, con un passato segnato dall'autolesionismo e da un difficile rapporto familiare, torna nella sua città natale per indagare sulla misteriosa sparizione e morte di due ragazzine. Qui dovrà confrontarsi con l'oppressiva presenza della madre Adora e i fantasmi di un passato mai risolto.
Riepilogo Recensione
Noi consideriamo Sharp Objects una produzione di altissimo livello qualitativo, una vera garanzia firmata HBO. Abbiamo apprezzato moltissimo la regia, capace di regalare sorprese e brividi in ogni singola inquadratura, specialmente se si aguzza la vista per cogliere i dettagli nascosti, il tutto supportato da un montaggio certosino che lega i vari momenti con virtuosismi rari nel panorama televisivo attuale. Le interpretazioni di Amy Adams e Patricia Clarkson sono a nostro avviso superlative: la Adams offre una prova viscerale e sofferta nei panni di Camille, mentre la Clarkson incarna una feroce e gelida umanità che resta impressa a lungo. La serie è profondamente inquietante e disturbante senza dover ricorrere ai facili canoni dell'horror; è un'opera ipnotica che ci ha incollato allo schermo trasmettendoci però una costante e strana forma di claustrofobia umana. Nonostante il ritmo possa sembrare a tratti diluito dalle complesse vicende umane e psicologiche, il lato thriller colpisce duramente quando necessario, culminando in un finale che noi abbiamo percepito come un vero e proprio cazzotto nello stomaco, assolutamente inaspettato. Vengono trattati temi pesanti come l’autolesionismo, la violenza, le dipendenze e gli affetti morbosi in modo crudo e realistico, evitando ogni forma di spettacolarizzazione gratuita. Noi abbiamo trovato la serie estremamente dura, capace di scavare nel torbido e spingere forte sul basso ventre dello spettatore, dotata di un potere magnetico quasi perverso che ci ha lasciato con l'ambivalente voglia di continuare e, al contempo, di smettere per la sofferenza empatica che comporta.
Consigli per la fruizione
Il nostro consiglio per la visione è quello di diluire gli episodi con attenzione, a causa del loro alto valore tossico e della sofferenza psicologica che la visione comporta.