Di cosa si tratta
Serie animata giapponese del 1972 che segue le avventure di Kantaro, un bambino che si unisce simbioticamente ad Astroganga, un gigante fatto di metallo vivente dotato di coscienza propria, per difendere la Terra dall'invasione dei crudeli alieni Blaster.
Prime Impressioni (WIP)
Per i consigli di questa settimana abbiamo deciso di tuffarci in un'operazione amarcord riscoprendo Astroganga, un'opera che occupa un posto speciale nella storia dell'animazione. Prodotta nel 1972, è stata la prima serie robotica a colori e, riesaminandola oggi, ci siamo resi conto di quanto le sue premesse fossero incredibilmente inusuali e moderne per l'epoca. A differenza dei classici mecha che avremmo visto negli anni successivi, solitamente guidati da piloti all'interno di fredde cabine di comando, Ganga è presentato come un essere senziente di metallo vivente, dotato di una propria personalità e della capacità di provare emozioni. Abbiamo trovato affascinante il meccanismo di simbiosi, dove il piccolo protagonista Kentaro si fonde letteralmente con il robot entrando nel medaglione sul suo petto. Un altro aspetto che ci ha colpito è la natura dei combattimenti: Astroganga non si affida a un arsenale di armi tecnologiche o raggi laser preimpostati, ma affronta i nemici principalmente in corpo a corpo, mostrando una vulnerabilità quasi umana. Il fatto che debba rigenerarsi nel calore di un vulcano sottomarino per guarire dalle ferite aggiunge un livello di profondità biologica che raramente si trova in serie di questo genere. Nonostante la sua rarità nel panorama televisivo attuale, riteniamo che Astroganga sia un esempio eccellente di come la creatività giapponese cercasse già allora di rompere gli schemi, offrendo un'alternativa organica e sentimentale alla fantascienza tradizionale.