Di cosa si tratta
Ambientata alla fine degli anni '70, la serie segue due agenti dell'FBI, Holden Ford e Bill Tench, che iniziano a studiare la psicologia dei serial killer intervistando assassini efferati per sviluppare tecniche innovative di profilazione criminale.
Prime Impressioni (WIP)
In questa puntata abbiamo analizzato Mindhunter, una serie che abbiamo trovato di altissimo livello tecnico. Si tratta di un'opera fondamentalmente psicologica che si discosta dai classici polizieschi d'azione; noi l'abbiamo vissuta come un viaggio disarmante e inquietante nei meccanismi mentali dei criminali. Abbiamo apprezzato enormemente l'ambientazione storica, che non è solo una questione di scenografia ma un vero e proprio tuffo nel mood e nelle resistenze culturali dell'epoca verso la psicologia moderna. Le interpretazioni ci hanno colpito molto, in particolare quella di Cameron Britton nel ruolo di Edmund Kemper: la sua capacità di rendere il personaggio pacato e gentile genera uno spiazzamento e un'angoscia incredibili nel pubblico. Dal punto di vista narrativo, abbiamo definito la serie 'in controritmo' per via del suo ritmo lento ed estremamente riflessivo, che però non sacrifica affatto l'emotività. Anzi, la giostra interiore che propone lascia parecchi strascichi addosso. Anche l'uso della colonna sonora, che noi consideriamo quasi un coro greco, è magistrale, specialmente nel finale di stagione sulle note dei Led Zeppelin. È una serie densa, angosciante e coinvolgente, che dimostra come per fare grande televisione non servano necessariamente azione o violenza esplicita costante.
Consigli per la fruizione
Ogni singolo episodio è un racconto molto denso ed impegnativo: ad un certo punto vi sembrerà di aver passato delle ore su un singolo episodio. Per questo motivo vi invitiamo ad una visione di un episodio alla volta, non troppo distanziati tra loro. Come posologia i dottori della serialità consigliano un episodio al giorno, che leva lo psichiatra di torno.