Il Contesto
Un approfondimento sul genere televisivo 'Dramedy', un ibrido nato dalla fusione tra gli elementi tipici del drama e quelli della comedy. Viene analizzata l'evoluzione storica del formato, dalle prime sperimentazioni degli anni '80 fino alle produzioni contemporanee che sfidano le convenzioni di durata e struttura narrativa.
L'Analisi
Noi abbiamo voluto dedicare uno spazio approfondito alla definizione del genere 'Dramedy' all'interno della nostra rubrica dedicata all'alfabeto della serialità. Abbiamo spiegato come il dramedy rappresenti una fusione sofisticata tra il drama e la comedy, due generi che storicamente avevano confini molto rigidi nel mondo televisivo. Abbiamo sottolineato come, tradizionalmente, il drama fosse caratterizzato da una durata di un'ora e dall'uso della camera singola, mentre la comedy si identificava con la sit-com multicamera da trenta minuti. Secondo la nostra analisi, il punto di svolta storico è rappresentato dalla serie degli anni '80 'Moonlighting', che ha iniziato a scardinare queste certezze, seguita negli anni '90 dal successo di 'Sex and the City'. Abbiamo osservato come oggi il genere non abbia più canoni fissi: esistono dramedy che mantengono lo scheletro della sit-com, come 'Master of None' o 'BoJack Horseman' su Netflix, e altri che adottano la forma più estesa del drama, come 'Shameless'. Quello che riteniamo fondamentale in questa evoluzione è l'innalzamento dell'asticella qualitativa. Il dramedy non è un prodotto generalista; secondo noi richiede un fruitore attento, capace di cogliere sfumature emotive contrastanti e dotato di un bagaglio culturale che gli permetta di navigare tra toni drammatici e spunti comici. È una serialità che sfida il pubblico a non cercare risposte semplici, confermando la maturità raggiunta dal mezzo televisivo contemporaneo.