Il Contesto
Analisi cinica e ironica del film Mission Impossible Dead Reckoning - Parte 1, tra elogi alla resistenza di Tom Cruise e critiche alla regia orientata al piccolo schermo.
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Analisi cinica e ironica del film Mission Impossible Dead Reckoning - Parte 1, tra elogi alla resistenza di Tom Cruise e critiche alla regia orientata al piccolo schermo.
Ci siamo fatti raccontare da Matteo De Simone la sua esperienza in sala per l'ultimo capitolo di Mission Impossible. Abbiamo trovato interessante la sua analisi sulla capacità di Tom Cruise di proteggere la pellicola dalle distorsioni produttive tipiche delle Major americane, pur non risparmiando critiche feroci. Noi condividiamo il disappunto per una regia che ci sembra fin troppo orientata al formato televisivo, con troppi primi piani stretti che mortificano la visione cinematografica. È evidente, secondo la nostra prospettiva, che il film soffra di una durata eccessiva e di scelte di montaggio che puntano più alla retention che a una necessità narrativa reale. Abbiamo apprezzato la difesa contro le polemiche demagogiche sul 'woke', ma siamo rimasti interdetti davanti alla gestione degli spazi narrativi, che spesso risultano squilibrati e riempiti da sequenze d'azione dilatate all'eccesso. In definitiva, l'opinione raccolta è quella di un film che oscilla tra il rispetto per il franchise e un'incapacità di sfruttare appieno il grande schermo, vittima di politiche distributive che privilegiano le piattaforme streaming a discapito della qualità della messa in scena cinematografica, risultando quindi un'opera tecnicamente altalenante e poco coraggiosa nelle sue scelte di regia.